08/02/15
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Memoria dell'acqua, si riaccende il dibattito sull’omeopatia
L’acqua viene «informata» dai principi attivi in essa diluiti

Il Dna emette e trasmette segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite

MILANO - Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali
elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente
diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna
stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono
trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna «comunica»
all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.

Uno studio italo-francese che ne riporta alla mente un altro
lontano nel tempo e molto contestato dalla comunità scientifica
internazionale: quello della «memoria dell’acqua», pubblicato da Nature nel
1988 e poi cancellato perché non ripetibile. Il medico e immunologo
Jacques Benveniste (1935-2004), noto a livello internazionale per i suoi
studi sulle allergie e sul sangue, all’epoca direttore della ricerca
medica all’Inserm (il Cnr francese), è l’autore di quell’esperimento.
Benveniste fu poi accusato di truffa e di conflitti di interesse con le
aziende di prodotti omeopatici. Seppur additato dalla scienza
internazionale, non fu mai licenziato dall’Inserm, cosa che invece
avvenne per la sua segretaria, e continuò i suoi studi fino alla sua
morte. Questo nuovo studio sembrerebbe aver trovato una chiave
scientifica a quello che cercò di provare Benveniste. Che oggi, se fosse
ancora vivo, sarebbe super felice nel leggere quanto scoperto dal team
italo francese e pubblicato su una delle riviste di fisica più
prestigiose al mondo, Journal of Physics. Titolo del lavoro pubblicato: Dna, waves and water,
che ad effetto gioca tra le parole Dna, onde (elettromagnetiche) e
acqua. Ma ancora più importante è il nome di chi ha guidato il team
francese: il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier insieme ai
biologi Lavallee e Aissa. Il secondo gruppo di ricerca, l’italiano, era
invece di fisici. Coordinato da Emilio Del Giudice, (Iib-International
Institute for Biophotonics, di Neuss in Germania) con Giuseppe Vitiello
(fisico teorico del dipartimento di matematica e informatica
dell’Università di Salerno) e Alberto Tedeschi, ricercatore (White Hb di
Milano).

È stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali

mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Che cosa
significa questo? «Innanzitutto», spiega il Nobel, «che si potranno
sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla
proprietà "informativa" dell’acqua biologica presente nel corpo umano:
malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, artrite
reumatoide, e le malattie virali come Hiv-Aids, influenza A ed epatite
C, "informano" l’acqua del nostro corpo (acqua biologica) della loro
presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono
essere poi "letti" e decifrati».

Nel regno animale, l’acqua rappresenta
una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80%

in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture
biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma
combinata. In realtà, l’acqua ha ancora molti «segreti», potendo per
esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle
cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione
dell’invecchiamento. Si può dire che siamo fatti d’acqua: il corpo di un
bambino è composto di liquidi per l’80%, quello di un adulto per il
60%. Solo negli anziani la percentuale scende un pochino (45%). E il
cervello è l’organo che ne ha di più: nelle cellule, tra le cellule,
tutt’intorno. Galleggia nel liquido. Così come nel grembo materno, il
feto galleggia nel liquido amniotico. Scoprire quindi che la molecola
d’acqua «registra» le onde a bassa frequenza del Dna, le «memorizza» e
le trasmette in un certo senso «amplificandole» apre realmente
importanti prospettive.

Non solo per la diagnosi però, possibili sviluppi di tale scoperta potrebbero anche riguardare la cura. I segnali elettromagnetici presenti nell’acqua, infatti, sono riconducibili alla presenza o meno di una sua «memoria», intervenendo sulla quale si prospettano ampie possibilità di trasmissione dell’azione terapeutica dei principi attivi diluiti nell’acqua stessa. Con la prospettiva di cambiare di fatto la vita a molti pazienti, costretti all’assunzione di indispensabili farmaci salvavita che a volte recano però con sé il rischio di pesanti effetti collaterali. Concetti che scateneranno polemiche così come accadde oltre vent’anni fa per la teoria di Benveniste, all’epoca tacciato di truffa e isolato dalla comunità scientifica. Anche perché la medicina omeopatica e omotossicologica sfrutta da sempre i principi fisici per cui l’acqua può essere «informata» da sostanze in essa diluite. Dopo molti anni le ipotesi di Benveniste sembrano tornare inaspettatamente di attualità. E questa volta con il supporto scientifico della fisica italiana, notoriamente al top mondiale.

La ricerca di Montagnier, Del Giudice e Vitello indica la strada per arrivare a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma omeopatico e omotossicologico, ma soprattutto sembra creare la base per una futura generazione di rimedi farmaceutici senza effetti collaterali perché diluiti, che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua «informata» dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze presenti in essa a bassissime concentrazioni. Acqua «informata» e poi «attivata» tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche.

La ricerca, vista dal punto di vista dei fisici
,

ha anche un ulteriore risvolto. Dice Giuseppe Vitiello: «È un passo
ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un
contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera». In
parallelo all’acqua «messaggera» del Dna, le ricerche cominciate nel
1984 dal biochimico giapponese Masaru Emoto dopo aver incontrato il
bio-chimico Lee H. Lorenzen, inventore della microcluster water
(un’acqua energetizzata avente effetti terapeutici). Emoto ha messo a
punto una tecnica di refrigerazione che gli consente di fotografare i
cristalli di diversi tipi di acqua, come quelle degli acquedotti di
diverse città del mondo, e quelle provenienti da sorgenti, laghi,
paludi, ghiacciai. E di fotografare l’acqua esposta a vibrazioni
diverse, come la musica o le parole (pronunciate o anche soltanto
scritte sulle bottiglie che la contengono). Persino dei pensieri.

I risultati dei suoi esperimenti mostrano

che i cristalli cambiano struttura a seconda dei messaggi. L’acqua
trattata con parole «positive» forma cristalli bellissimi, simili a
quelli della neve; l’acqua trattata con parole «negative» invece,
reagisce, creando forme amorfe e prive di armonia geometrica. Le
immagini dei cristalli sono talmente impressionanti che Masaru Emoto ha
deciso di renderle disponibili a tutte le persone interessate,
attraverso la pubblicazione di numerosi libri e attraverso conferenze
che tiene in tutto il mondo.


Mario Pappagallo

Fonte





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