08/02/15
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Le streghe: estraneità e resistenza al simbolico maschile

(Roma) Stregheria o Vecchia Religione delle streghe è una parola rinata principalmente da parte dell'antropologo Charles Godfrey Leland e da Raven Grimassi, per riferirsi alla Tradizione Italiana della Stregoneria. La Vecchia Religione delle streghe italiane raggiunge il suo massimo splendore nel XIV secolo ma affonda le sue radici in un sistema spirituale molto più antico, derivante dai culti pagani delle streghe italiane pre-etrusche devote alle dea Diana. Il Culto delle Streghe è un culto lunare, concentrato sulla Celebrazione delle Lune Piene (Veglioni), dove venivano recitate preghiere canti, danze e banchetti con del pane e del vino. Chi sono dunque in realtà queste donne dotate di poteri occulti, accusate di essere mediatrici e complici del demonio, liquidate dall’occidente cristiano come resistenza al nuovo spirito razionalista che si stava imponendo agli albori dell’ età moderna? A questo hanno cercato di rispondere Fiorenza Taricone, Maria Paola
Fiorensoli, Pinuccia Di Gesaro, Monica Grasso, Monica di Bernardo, storiche e antropologhe italiane, al secondo incontro nazionale sulla stregheria organizzato alla Casa Internazionale delle donne di Roma, giovedì 13 marzo.
Questa storia drammatica su cui convergono varie chiavi di interpretazioni ha una sua radice innegabile: la repressione delle donne e il disfacimento della soggettività femminile vista come radicale ostacolo alla cultura del dominio. Lo scontro fra la scienza e la fede che si consuma agli albori dell’ epoca moderna, tra potere ecclesiastico e nuova scienza, ebbe come effetto quello di schiacciare la corrente dell’ umanesimo, presente sia nella chiesa che nel mondo scientifico, segnate da un profondo amore per la natura. La supremazia del logos sul mythos, costante della nostra storia occidentale, innervata dal cuore della civiltà greca si riafferma prepotentemente sul finire del 500, chiamando la chiesa ad una sfida irrinunciabile: la modernizzazione e il rinnovamento del proprio corpus teologico. In piena epoca di controriforma, il cristianesimo, si fa portatore dell’aristotelismo, di una mentalità moderna, che rientra ormai nell’ambito di un pensiero
razionalistico e ‘geometrico’ e che non offriva più spazio né credito alla cultura naturalista del Rinascimento.
La contesa tra il razionalismo e la religione per l’egemonia di un nuovo mondo ha come risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura. La Chiese intuisce il pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura, la custode di un vecchio ordine simbolico, costituito da riti e credenze che il tempo, quello maschile della scienza e della chiesa cerca di superare. Le persecuzioni delle streghe non furono soltanto un fatto della storia medioevale. Non convince, infatti, l’ipotesi liberale che addita all’ oscurantismo medioevale, intriso di misticismo e occultismo, la credenza nelle streghe e gli atti persecutori contro le donne, insufficiente a spiegare questa persecuzione brutale e sistematica che raggiunge l’apice , tra il 1560 e il 1630. Gli ultimi processi contro le streghe ebbero luogo nel 1775 in Germania, nel 1782 in Svizzera e nel 1793 in Polonia
La pratica di repressione e uccisione, di cui si macchia soprattutto la chiesa, ha colpito indiscriminatamente intere genealogie di donne . Figlie di donne processate per stregoneria, subivano la stessa sorte ree di contenere il germe del demoniaco. Ma come spiega la storica Pinuccia di Geraso, ricondurre il complesso fenomeno della stregheria esclusivamente alla politica di reprimere il sesso e la donna appare, tuttavia, eccessivo. Con questa interpretazione, infatti, rimarrebbe inspiegato perché in Italia i processi siano così pochi e perché la Spagna rivolga le sue armi repressive verso differenti obiettivi (gli ebrei e i mori, convertiti con la f orza in passato), trascurando le donne. D’altro lato, l’accusa di stregoneria serve spesso a controllare, perseguitare e distruggere strati sociali e comunità ostili, come nel caso dei montanari e dei contadini. Tuttavia la diffusione e la persistenza delle dottrine e delle immaginazioni intorno a streghe, stregoni
sollevano anche altre questioni, relative all’insicurezza collettiva, che spinge a riversare su qualche “responsabile la colpa delle calamità ricorrenti, delle malattie e delle pesti. E’ da ricordare la grande responsabilità non solo della chiesa ma anche civile ai processi alla streghe. Le streghe spesso sono guaritrici di paese, praticano una medicina empirica a base di erbe e che assiste in particolare, per antica funzione pratica e simbolica della donna, alla nascita e alla morte. Costrette a vivere fuori dai centri abitati, amano la disobbedienza e utilizzano le piante spontanee che a quei tempi sono considerate velenose come quelle della famiglia delle “Consolanti”, tra cui la belladonna, che contengono alcaloidi dotati di proprietà analgesiche e antinevralgiche e che, per non diventare intossicanti, vanno utilizzate in piccole dosi(forse è lì che nasce l’odierna dell’omeopatia) .
Ma per circostanze e per ragioni che spesso ci sfuggono, la guaritrice cessa di essere vista come figura positiva e diventa il capro espiatorio della comunità. Come è possibile che per tre secoli sia così ampiamente accettata da tutte le classi sociali, e a vari livelli di istruzione, la credenza nell’esistenza reale delle streghe? Jean Bodin, filosofo del XVI, è autore del testo “Demonomanie”, scritto con il fine di correggere la debolezza dei giudici, nel condannare un fenomeno ritenuto pericoloso per la saldezza dello stato sostiene che la ragione maschile vuole reprimere un fenomeno poiché rasenta i terreni del potere femminile. E’ riconoscibile attraverso Bodin un’epoca ostile verso un eventuale potere, sia della donna-regina sia della donna-strega. Ed è qui che ci rimanda nuovamente la questione, nonostante le fonti storiche offrono varie e diverse ipotesi, ad un’ espediente strategico e innegabile, divenuto pratica rituale e consolidata di cui si serve l’umanità
in crisi: lo scardimento di un simbolico femminile si resistenza al potere maschile.
La competizione storica delineata sopra per l'egemonia sulla modernità prosegue oggi, pensiamo al dibattito sull’aborto di questi ultimi mesi. Le modalità sono diverse, ma resta una competizione fra culture maschili che si alleano per togliersi di mezzo l’ostacolo comune e cioè la soggettività femminile. E’ il caso di dire che le streghe son tornate!

(Delt@ Anno VI°, N. 61 del 17 Marzo 2008) Angela Ammirati

http://www.deltanew s.it/primopiano/ marzo08/180308. htm




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